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L’UNIMPRESA NAZIONALE DISCUTE LE NUOVE PROPOSTE PER IL PAESE DOPO L’EMERGENZA COVID.

Lo scorso 4 settembre a Roma, nella splendida cornice del Palazzo della Minerva del Senato, l’Unimpresa Nazionale ha organizzato un tavolo tecnico per dibattere i temi che stanno a cuore a tutte le PMI italiane nel particolare momento storico segnato dal Covid.

All’evento, che ha visto partecipare numerose delegazioni provinciali, ha preso parte l’Unimpresa associazione provinciale di Ascoli Piceno, rappresentata dal Presidente Giorgio Papetti.

L’occasione è stata propizia per raccogliere utili spunti di riflessione che nell’attuale fase storica riguardano l’intero Paese e che, pertanto, dovranno tradursi anche a livello locale in precise linee di indirizzo economico e fiscale tese a salvaguardare le nostre aziende dagli effetti negativi della pandemia.


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Recovery fund: Lauro (Unimpresa), 209 miliardi da destinare anche alle pmi

«Unimpresa auspica che le risorse finanziarie di 209 miliardi di euro, tra prestiti e sussidi, “strappate” in sede europea, vengano utilizzate, a partire dall’anticipo, tempestivamente, senza i soliti (e inutili) trionfalismi, senza i consueti clientelismi e senza le tradizionali miopie, nella direzione più produttiva e di immediata efficacia, anche per le pmi».  È quanto scrive il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro, in un intervento pubblicato oggi sul quotidiano “Il Riformista”, secondo il quale «le misure governative varate, a riguardo, con i tre decreti economici, sono risultate tardive, insufficienti e, in parte, non concretizzabili, in quanto condizionate da decine di decreti applicativi, ancora in stand by. Hanno trascurato, inoltre, il settore delle pmi, le quali appaiano minacciate nella loro stessa esistenza, nell’ordine del 40%.

Sarebbe un’autentica iattura per il futuro. Un baratro irrecuperabile». Lauro chiede, in relazione ai fondi europei, «un utilizzo basato su una realistica pianificazione dei settori di intervento e congiuntamente a quell’azione riformatrice, non più rinviabile, auspicata peraltro anche dai partner dell’Unione. In questa urgente azione riformatrice, nella quale vanno coinvolte tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, da discutere e approvare in Parlamento, l’efficienza della giustizia civile, la “grande malata” del sistema Italia, occupa un ruolo strategico per il rilancio economico-sociale del nostro Paese».

Secondo il segretario generale di Unimpresa «nel prossimo autunno, vivremo una fase drammatica della crisi del nostro sistema economico nazionale, indotta dai nefasti effetti della pandemia Covid-19, con una prevedibile caduta del pil a due cifre e conseguenze devastanti sulla tenuta sociale, allo stato del tutto imprevedibili. Da questa crisi potremo rientrare, nelle più ottimistiche previsioni, nell’arco temporale di almeno un quinquennio, a condizione di varare alcune profonde e organiche riforme strutturali, a partire da quella del fisco, della semplificazione amministrativa e della giustizia civile. Cioè tutelare il mondo imprenditoriale e della produttività, in particolare quello delle piccole e medie imprese, il nostro tessuto economico-produttivo più prezioso, originale e irripetibile, essenziale per il recupero del perduto e la ripresa dello sviluppo».


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Fase 2: Unimpresa, a giugno salasso fiscale da 29 miliardi per aziende e famiglie



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Salasso fiscale da 29 miliardi di euro, a giugno, per le aziende e le famiglie del nostro Paese. In piena emergenza economica e appena avviata la complessa “Fase 2”, per imprese e cittadini entro questo mese si profila una notevole stangata tributaria: i contribuenti italiani sono infatti chiamati a versare nelle casse dello Stato l’Ires, l’Irpef, e la cedolare secca sugli affitti: si tratta di 11,7 miliardi di tributi da saldare per il 2019 e altri 17,2 miliardi da pagare come acconto per il 2020.

È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa secondo cui, per l’imposta sul reddito delle società (Ires) l’acconto vale 10,2 miliardi e il saldo 6,1 miliardi, per l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) si profila un saldo da poco più di 5 miliardi con un acconto da circa 6 miliardi, mentre per il balzello sulle locazioni il versamento complessivo ammonta a 1,3 miliardi. «È impossibile pensare che al prossimo 30 giugno i contribuenti saranno in grado di adempiere alle scadenze fiscali perché l’economia non sarà tornata su un terreno positivo» commenta il consigliere di Unimpresa, Marco Salustri.

Secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, gli incassi attesi con i versamenti estivi d’imposta ammontano a 28,9 miliardi complessivi. Di questi, 11,1 miliardi si riferiscono all’Irpef, 16,3 miliardi all’Ires e 1,3 miliardi alla cedolare secca. Per quanto riguarda l’Irpef, 5,1 miliardi sono a saldo delle competenze 2019 e 6,07 miliardi in acconto sul 2020; per quanto riguarda l’Ires, 6,1 miliardi sono a saldo dello scorso anno e 10,2 miliardi in acconto su quest’anno. Per quanto riguarda i saldi, la cifra in ballo, tra Irpef e Ires, è pari a 11,2 miliardi, mentre gli acconti valgono, tra Irpef e Ires, 16,3 miliardi. «Sono cifre rilevanti, che potrebbero dare ossigeno alle famiglie e alle imprese, contribuendo a far ripartire i consumi, gli investimenti delle aziende, il pagamento di stipendi e di fornitori. Le imposte si dovrebbero pagare quando è possibile. Se è vero, infatti, che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributive, è vero anche che, in tempi drammatici come questi, i contribuenti non hanno affatto capacità contributive. Per tale motivo i rinvii vanno fatti in ragione di una ripresa economica vera e ponderata» aggiunge il consigliere di Unimpresa. Secondo Salustri «anche lo sconto dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) ha effetti distorsivi importanti: chi ha avuto un incremento del reddito nel 2019, avrà beneficio immediato, mentre chi ha ottenuto un calo del fatturato dovrà fare i conti con il recupero del credito che maturerebbe da questa agevolazione (a causa dei maggiori acconti versati l’anno precedente). Sempre con riferimento all’Irap gli imprenditori sono in attesa di chiarimenti certi circa l’applicazione contabile di questa agevolazione e la gestione del secondo acconto previsto per il mese di novembre 2020».

L’analisi di Unimpresa prende poi in considerazione i rischi a cui vanno incontro i contribuenti che non riusciranno a rispettare le scadenze fiscali nemmeno per gli adempimenti rinviati: il rischio è di trovarsi sommersi da accertamenti e poi da cartelle. «I rinvii dei versamenti d’imposta che dovrebbero far respirare le imprese in crisi di liquidità – spiega il consigliere di Unimpresa – si trasformano in vere proprie gabbie, nel momento in cui i contribuenti devono adempiere ai relativi versamenti, in un lasso di tempo ristretto come quello proposto per le varie scadenze, presumibilmente dal 16 settembre al 16 dicembre. Verrebbe invece da pensare che sia una manovra ben studiata: il governo sa benissimo che la maggior parte di imprenditori, ditte e lavoratori autonomi non pagherà le imposte questo giugno, ma sa altrettanto bene che quello che non incassa oggi lo incasserà tra qualche mese tramite l’emissione di avvisi bonari e cartelle di pagamento. Con questa procedura non solo può recuperare le somme accertate, che non sono state versate a giugno, ma anche con interessi e sanzioni, attraverso le quali recupererebbe anche parte dell’Irap abbonata: un’altra beffa».