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Unimpresa Associazione Provinciale di Ascoli Piceno

L’apertura degli Uffici Unimpresa Associazione Provinciale di Ascoli Piceno non fa altro che colmare un vuoto istituzionale ed operativo nel nostro territorio. Ad un’evoluzione nei settori commerciali e produttivi, nel corso degli anni, non è corrisposta un’adeguata assistenza in campo imprenditoriale. La presenza dei nostri Imprenditori nei vari settori presuppone tutta una serie di servizi ed attività che solamente Unimpresa Associazione Provinciale di Ascoli Piceno può fornire in tempi rapidi e realistici. Dall’esame del mercato alla verifica delle necessità, a come intervenire nei settori di comunicazione, istituzionali, correlati e/o interdipendenti Unimpresa Associazione Provinciale di Ascoli Piceno sottopone ai Vari Clienti azioni, attività, programmi, progetti. Ogni azione sarà adeguatamente presentate e, solamente dopo una completa verifica, accordo ed approvazione, sarà resa concreta ed operativa. La consapevolezza delle varie criticità ma soprattutto la preparazione adeguata e specifica dei vari Collaboratori – Esperti preclude e prevede un assoluto risultato positivo di quanto previsto. La consapevolezza di raggiungere gli obiettivi motiva ancora di più i vari Operatori che accompagnano l’Imprenditore interessato nel suo cammino; che oggi è ancora compiuto in solitario, in mezzo e tra disillusioni, imposizioni, limitazioni leggi e balzelli, domani grazie tramite ed attravero Unimpresa Associazione Provinciale di Ascoli Piceno renderà fattibile e realistica la presenza della Imprenditoria picena nel mondo intero. Dalla programmazione delle attività alla produzione protetta di materiali e di diversificate tipologie e prodotti per un proficuo progresso e benessere delle progenie.

CORONAVIRUS: UNIMPRESA, RISCHI PER 44 MILIARDI SCAMBI TRA ITALIA E CINA

di Ufficio Stampa Unimpresa – 2 Febbraio 2020

centro commerciale cinese

Ammonta a oltre 44 miliardi di euro l’anno il giro di affari tra l’Italia e la Cina. È su questa cifra, la somma di 13 miliardi di esportazioni e di quasi 31 miliardi di importazioni, che può avere conseguenze negative l’eventuale prolungamento o peggioramento dell’espansione del cosiddetto Coronavirus. Si tratta di un dato in crescita significativa negli ultimi anni (oltre 5 miliardi in più dal 2016 al 2018) che va tenuto in altissima considerazione nella gestione dell’emergenza mondiale del virus cinese: macchinari, alimentari e abbigliamento i settori più significativi.

Lo sottolinea il Centro studi di Unimpresa. “La salute delle persone, in tutto il Mondo, è al centro dei nostri pensieri. Non vogliamo, oggi, lanciare allarmi, ma invitare le autorità e le istituzioni, sia italiane sia estere, a occuparsi di questa complessa situazione con prudenza e con la massima attenzione, sapendo che l’emergenza sanitaria può avere effetti collaterali per le principali economie mondiali. In particolare, le micro, piccole e medie imprese italiane, sia direttamente sia come indotto, traggono profitti importanti dal business con la Cina e ciò non va sottovalutato” commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. 

Nel 2018, secondo i dati delle camere di commercio rielaborati dal Centro studi di Unimpresa, il totale degli scambi commerciali Italia-Cina si è attestato a 44,1 miliardi: su tratta di 13,1 miliardi di esportazioni e di 30,8 miliardi di esportazioni. Il valore è in crescita di 5,6 miliardi (+14,6%) rispetto ai 38,4 miliardi del 2016, quando le importazioni arrivarono a 27,2 miliardi e le esportazioni a 11,1 miliardi. Nei primi nove mesi del 2019, le importazioni sono arrivate a 24,2 miliardi e le esportazioni a 9,4 miliardi per un totale di scambi pari a 33,6 miliardi. 

Fisco: Unimpresa, anche pmi a tavolo con governo e sindacati

di Ufficio Stampa Unimpresa – 12 Gennaio 2020

Serve patto per aziende e lavoratori. Il total tax rate di piccole aziende e professionisti è oltre 64%
«Anche le pmi, asse portante dell’economia italiana, devono partecipare al tavolo col governo sul taglio della pressione fiscale chiesto oggi dai sindacati confederali  Bisogna fare un patto che guardi contemporaneamente alle imprese e ai loro dipendenti. Il peso delle tasse sul lavoro è eccessivo e va ridotto drasticamente». Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. «La zavorra dei tributi frena la corsa del prodotto interno lordo che continua a crescere con ritmi da prefisso telefonico. Il rischio è che il Paese si avviti presto attorno a una pericolosa stagnazione, ma nessuno sembra preoccuparsi di questa minaccia. Chi fa impresa in Italia, oggi, ha molto coraggio: una prova di tenacia e resistenza che durano da decenni, assai difficile da decrittare. Passione per il proprio lavoro e determinazione sono i pilastri dell’imprenditoria italiana e del made in Italy. Ma è una sorta di credito di cui tutti i governi si approfittano – continuando a premere sull’acceleratore del fisco – e che, adesso, però, sta andando in sofferenza. Se si ferma la piccola impresa, si ferma tutto» aggiunge Ferrara. 

Secondo il Centro studi di Unimpresa, il total tax rate delle pmi italiane e dei professionisti supera il 64% del fatturato. A questa percentuale si arriva sommando tutte le voci dei versamenti nelle casse pubbliche: tasse, sia acconti sia saldi, contributi previdenziali, pagamenti vari tra cui pagamenti alle camere di commercio e altri oneri obbligatori. Per una impresa o partita Iva che fattura 50.000 euro l’anno vuol dire che il prelievo fiscale complessivo è di circa 33.200 euro, a fronte dei quali il guadagno netto è di appena 17.800. Quindi, calcolando 12 mesi di attività, il profitto, al netto delle tasse, è di circa 1.483 euro, mentre nelle casse dello Stato si versano, ogni 30 giorni, circa 2.766 euro. Secondo i calcoli dell’associazione, su 50.000 euro di fatturato, si pagano: 13.625 euro di saldo Irpef, 5.241 di acconto Irpef, 956 euro di addizionale regionale Irpef, 236 euro di addizionale comunale Irpef, 71 euro di acconto addizionale comunale Irpef, 53 euro come diritti alla Camera di commercio, 1.689 euro di Irap, 797 euro di acconto Irap, 7.191 euro di contributi previdenziali, 3.779 di acconto contributi previdenziali. Il totale dei versamenti è quindi pari a 33.248 euro, cifra che porta il total tax rate sopra quota 64,5%.

Manovra: Unimpresa, da governo troppi pregiudizi anti-impresa

di Ufficio Stampa Unimpresa – 12 Dicembre 2019

«L’impianto della manovra muta ora dopo ora, questa notte sono state introdotte altre modifiche che cambiano radicalmente alcune misure, specie in campo fiscale, fortemente volute dal governo e difese dopo la presentazione, a ottobre, del disegno di legge di bilancio. Quello che purtroppo non cambia è l’atteggiamento dell’esecutivo e pure della maggioranza ovvero la presenza di troppi pregiudizi anti-impresa nella maggior parte delle norme, sia quelle originarie sia quelle oggetto di correzione con gli emendamenti». Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. «Non solo sono state disattese le nostre aspettative, considerando che avevamo chiesto un abbattimento del carico tributario e un alleggerimento della burocrazia; la manovra è un ulteriore accanimento nei confronti delle aziende italiane e si fonda, appunto, sul pregiudizio di evasione o elusione che mina la tenuta economica del Paese» aggiunge Pucci.